I siriani vogliono libertà

Cara Ana Politkovskaya,

so bene che quest’ onore, che porta il tuo nome, non è meritato solo da me personalmente, ma piuttosto dai figli e le figlie della Siria e dai  3.000 martiri il cui sangue è stato versato negli ultimi 7 mesi dalla stessa mentalità criminale esclusivista che ha fatto si fosse versato il tuo stesso sangue

Sono consapevole che la tua passione per la verità e la difesa della dignità umana, per la quale hai dato la vita, non è che un anello in una catena che si estende attraverso il mondo, attraverso individui e interi popoli, che credono nel diritto di tutti a vivere liberi da oppressione, umiliazione e sottomissione.

Ciò nonostante, conferire personalmente questo onore a tutti gli altri siriani assume un’altra dimensione, poiché arriva nel quinto anniversario della tua morte. Significa molto per me ricevere un premio in tuo nome, Ana, come cittadina russa- anche se il governo russo continua a sostenere il regime siriano, che da alcuni mesi sta commettendo crimini contro l’umanità; crimini che sono stati documentati da organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Questo semplifica vividamente il fatto che ciò che condividiamo nell’umanità trascende lingue, nazionalità e confini, proprio come la tirannia e la corruzione condividono la stessa essenza sebbene differiscano nei dettagli.

Proprio per questa ragione, credo che la battaglia per la libertà, che i siriani combattono da mesi, porterebbe conforto alla tua anima: perché ogni passo in avanti verso la pace e la giustizia in ogni parte del mondo avvantaggia tutta l’umanità.

Sono consapevole, Anna, che ti avrebbe ferito profondamente vedere il passaggio che il mio paese sta attraversando per liberarsi da un regime che ha perfezionato un comportamento criminale per diversi decenni. Sotto questo regime, decine di migliaia di persone sono morte nelle oscure segrete del suo apparato di sicurezza, o sono morte in massacri e sono state sepolte in fosse comuni. Centinaia di migliaia hanno sofferto gli anni silenziosi e solitari della detenzione, costretti a esprimere e recitare frasi di falsa lealtà verso il loro boia, giorno dopo giorno. E dopo tutto questo, il regime è stato ereditato, come un cimelio reale, di padre in figlio, in un atto senza precedenti, in una repubblica. Tutto ciò è avvenuto tra l’assordante silenzio arabo e internazionale e un livello di complicità raramente visto prima.

I popoli oppressi, nel frattempo, sono stati accusati dei crimini del tiranno.

Quando il popolo siriano ha deciso, lo scorso marzo, di abbattere il muro della paura e di opporsi alla violenza e all’umiliazione imposte loro dall’apparato di sicurezza, l’ha fatto da solo. Lo hanno fatto senza il profumo della libertà che soffiava dalla Tunisia e dall’Egitto, e la visione di una nuova patria che non ruba il loro essere, il loro futuro e i sogni dei loro figli.

Da allora l’apparato di sicurezza ha ucciso civili disarmati, il cui impegno per una protesta pacifica ha sbalordito il mondo per mesi. Ad oggi, secondo il Centro per la documentazione delle violazioni in Siria, ci sono stati 3.242 martiri, tra cui 199 bambini e 93 donne e ragazze, e 131 uccisi sotto tortura. Queste cifre non rappresentano il numero effettivo di martiri, perché continuiamo a scoprire fosse comuni e apprendiamo della scomparsa di migliaia di prigionieri.

I carri armati hanno assediato le nostre città e villaggi, le forze militari hanno bombardato case e torturato decine di persone a morte, sfigurandole e rubandone gli organi. Hamzeh al-Khatib, il ragazzo tredicenne, che è stato arrestato, il cui cadavere è stato ferito e i cui genitali sono stati mutilati, è stato uno dei tanti casi simili.

I manifestanti pacifici sono stati arrestati e uccisi a sangue freddo. Ghiath Matar, l’attivista non violento di 26 anni, è morto sotto tortura 3 giorni dopo il suo arresto. Il regime gli ha offerto la morte dopo che lui aveva offerto  rose e acqua ai militari in una delle manifestazioni che stava conducendo.

Familiari di attivisti sono stati rapiti, torturati e giustiziati come una forma di punizione – nessuno  escluso. Zeynab Al-Husni, 19 anni, è stato un esempio di ciò che potrebbe accadere alle famiglie di attivisti e manifestanti: è stata rapita dalle forze di sicurezza, torturata e uccisa pochi giorni dopo l’uccisione  del fratello attivista.

Le forze di sicurezza eseguono esecuzioni di massa giorno dopo giorno, troviamo nuovi corpi sepolti in tombe non segnate.

Proprio come siamo orgogliosi, cara Ana, del fatto che tu abbia trovato amici fedeli che hanno mantenuto vivo il tuo nome per ricordarci chi eri e cosa hai sacrificato per amore della verità e dei diritti umani, vorrei poter recitare i nomi di tutti i nostri martiri, uno per uno. E vorrei poter recitare i nomi delle decine di migliaia di persone che erano, e continuano ad essere, soggette ad arresti e torture.

Tutti loro: bambini, donne, giovani uomini e anziani, meritano tutti di essere onorati e immortalati. Perché hanno aperto la porta alla libertà. Hanno aperto una porta che è stata chiusa per decenni, in modo che potessimo seguirne il cammino.

E vorrei ricordare al mondo che il popolo siriano, è stato vittima di tutti quei crimini eppure ancora paziente e persistente, è composto da persone che meritano molto più del silenzio complice o timide critiche da parte di coloro che non hanno fatto riferimento a questo regime, nonostante il Tribunale penale internazionale ne riconoscesse i crimini.

Tutti gli attivisti, alcuni dei quali conosciamo, stanno creando una nuova storia per il loro paese e la loro regione. Stanno creando una patria e un futuro dalle ceneri delle violenze compiute da uno dei regimi autoritari piú famosi del mondo.

E così, Ana  Politkovskaya, continuiamo. Continuiamo nella tua memoria e nella memoria di tutti gli altri simboli di verità e libertà nel mondo, affinché la libertà, la giustizia e la democrazia prevalgano nella nostra Siria e nel mondo intero.

 

Il Premio Anna Politovskaya 2011 va a Razan Zaitouneh per il suo impegno nella difesa dei diritti umani in una zona di conflitto

http://www.razanwzaitouneh.com/single-post/2016/11/02/Syrians-Want-Freedom

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