In una lotta non violenta, le nostre munizioni sono le persone

 

Razan parla con l’attivista per la pace Ossama Nassar di Darayaa sulle possibilità che la rivoluzione siriana rimanga pacifica

L’occhio allenato non può perdere un recente cambiamento dell’umore generale in Siria sotto la pressione della repressione del regime sull’opposizione e la mancanza, ad oggi, di qualsiasi cambiamento nell’equilibrio di potere che potrebbe favorire la rivoluzione. Molti hanno iniziato a mettere in discussione l’uso della lotta pacifica; questa forma di protesta è stata condotta attraverso tutte le sue manifestazioni, e non è riuscita a contrastare, né sul terreno né nei media, le opinioni che considerano la militarizzazione unita contro l’intervento straniero, l’unico modo per raggiungere gli obiettivi della rivoluzione.

Gli attivisti della città di Darayya nelle campagne di Damasco, che è diventata nota come il simbolo della lotta pacifista in Siria, sono i più qualificati per parlare di questo problema. L’attivista sul campo Ossama Nassar è stato arrestato per la prima volta nel 2003, insieme al resto del gruppo Darayya Youth. È stato arrestato per la seconda volta nel 2007, e poi arrestato di nuovo con la moglie incinta durante un sit-in vicino al ministero degli interni, il 16 marzo 2011, ed è stato rilasciato due settimane dopo. La quarta volta e’stato catturato dall’intelligence dell’Air Force il primo maggio e  rilasciato dopo due mesi. Dopo la sua liberazione è andato a nascondersi come la maggior parte degli altri attivisti sul campo.

Quella che segue è un’intervista con Ossama Nassar:

Razan: C’è un limite di tempo dopo il quale bisogna ammettere che l’opzione pacifica dovrebbe essere scartata a favore della militarizzazione e dell’intervento straniero? Otto mesi dopo l’inizio della rivoluzione, questa sembra essere la preferenza di un numero crescente di siriani.

Ossama:”La risposta è semplicemente no. Nessuno ha detto che la rivoluzione dovrebbe finire nel giro di 18 giorni o anche di un mese. È ingiusto aspettarsi che la rivoluzione siriana porti i suoi frutti nello stesso periodo in cui è avvenuta la rivoluzione in Tunisia o in Egitto; alcune rivoluzioni durano anni.

“Tuttavia, non é nell’interesse di nessuno far durare a lungo lo spargimento di sangue; questo lascerà ferite che saranno molto difficili da guarire in futuro. Devo aggiungere che l’opzione militare non garantisce che la lotta sarà risolta velocemente. Finché questo sforzo [pacifista] si espanderà  e radunerà più sostenitori, allora sarà vincente.

“Se pensiamo che la soluzione pacifica non abbia ancora raggiunto i suoi obiettivi, dobbiamo cercare le ragioni di questo [presunto] fallimento, perché ci troveremmo di fronte agli stessi ostacoli e problemi se dovessimo ricorrere ad altre opzioni.

Vorrei ribadire che, da quando è iniziata, la rivoluzione si è basata sull’ attivismo pacifico e sul rifiuto dell’intervento straniero come mezzo per raggiungere la libertà, la dignità e la giustizia. Mentre i pacifisti si sono beneficiati  delle circostanze locali e regionali per iniziare la rivoluzione, altri hanno fallito.

“Una deviazione dai fondamenti pacifisti della rivoluzione potrebbe mettere a repentaglio i suoi obiettivi. Alcuni usano l’oppressione del regime per giustificare la deviazione dal pacifismo e il rifiuto dell’intervento straniero.Quanto a noi, non solo abbiamo dichiarato di essere pacifisti, ma abbiamo sopportato silenziosamente la crudeltà del regime.”

“Una delle regole importanti della lotta pacifista è quella di stabilire le regole e attenersi a loro, indipendentemente dalla posizione di chi é dall’altra parte. È sbagliato rispecchiare la sporcizia dell’altro lato; anche se hanno perso la ragione, la morale e i principi ,noi, dovremmo tener fede ai nostri.”

“Ci siamo allenati per otto mesi su come praticare l’attivismo pacifico, dovremmo ora iniziare da zero la formazione per l’azione armata?”

Detto da qualcuno che deve vivere con il pericolo di bombe e seppellire i propri cari e amici ogni giorno, sembra troppo idealistico.

“Soffriamo tutti per quello che sta accadendo in Siria, ed è nostro dovere porre fine allo spargimento di sangue e al terrore. Ma chiedo a tutti di  ricorrere a opzioni basate su ciò che è più vantaggioso. Pertanto, suggerisco il pacifismo perché è il mezzo più efficace e non solo come principio. Appoggio anche la disobbedienza civile come una potenziale opzione per un’escalation pacifica.

“So che questa opzione pone molte domande che sono ancora senza risposta, ma anche la militarizzazione: chi fornirà armi e munizioni, fino a quando e a quali costi?
“Il regime sta cercando di trascinare la rivoluzione verso il proprio terreno, dove si combatte, uccide e terrorizza – l’unica cosa che può fare bene.”

“I combattenti e le bande del regime hanno tutto il potenziale dello stato a loro disposizione per riuscire a portare avanti quello che stanno facendo: pianificazione centrale, munizioni, rifornimenti … strade sicure, mappe, ecc. In una lotta non violenta, le nostre munizioni sono le persone e la nostra capacità di convincerli a liberare la loro volontà.

“Abbiamo visto che la prima intifada palestinese è durata per molti anni e ha avuto successo nel far. riconoscere che la causa palestinese fosse giusta. Nella seconda intifada, tuttavia, [le armi vennero usate] i palestinesi subirono gravi perdite senza ottenere significativi guadagni.

“È vero che di recente, in Libia, Bengasi è caduto [nelle mani dei ribelli] in soli  pochi giorni, ma a questo sono seguiti mesi di combattimenti nonostante l’appoggio che i ribelli hanno ricevuto sia dalla NATO che dalla Libia stessa.

“Per quanto riguarda la richiesta di una no-fly zone bisogna dire che l’aviazione non è l’arma principale usata per reprimere l’opposizione. Inoltre, le rotte aeree non sono le uniche vie per rifornire il regime di armi; le spedizioni di armi potrebbero raggiungere la Siria attraverso il mare o le rotte terrestri, dall’Iraq o da altri paesi.

“Il modo in cui è costruito il sistema mondiale attuale implica che nulla può essere dato gratuitamente; il prezzo che la Siria dovrebbe pagare potrebbe andare dall’essere prosciugata finanziariamente ad essere ricattata politicamente e trasformata in uno stato satellite.

“La NATO ha dichiarato che non sta valutando la possibilità di effettuare alcun intervento o far rispettare una no-fly zone. Ciò che è importante è che è inappropriato per questo grande popolo chiedere un simile intervento.

“Una forma di intervento internazionale  potrebbe essere portata avanti da stampa indipendente, osservatori legali e attivisti per la pace solidali, come quelli che stanno affrontando pacificamente l’oppressione israeliana nei villaggi palestinesi come Bil’in e Na’lin.

Concetti come la disobbedienza civile non sono ancora presi sul serio dalle persone, mentre vediamo i sostenitori di altre direzioni promuovere le loro idee e i modi per applicarle con ogni mezzo possibile.

“Questo non è accurato; le manifestazioni sono la maggior parte della rivoluzione, ma abbiamo anche visto molti atti pacifici come la distribuzione di opuscoli e [graffiti scritti contro il regime, noti come] “The Spray Man Operations”, così come canzoni e poesie rivoluzionarie. Ci sono anche innovazioni siriane nell’attivismo pacifico, come posizionare segretamente altoparlanti in luoghi pubblici, recitare canti anti-regime “.

Razan:È ovvio che la quantità di violenza praticata dal regime ha portato a una diminuzione delle manifestazioni in diverse regioni e che le dimostrazioni pacifiche da sole non bastano a far cadere il regime. Come attivisti pacifisti, quali altri mezzi potresti prendere in considerazione per raggiungere i vostri  obiettivi?

Ossama:”Le manifestazioni sono la forma più pericolosa e difficile di protesta pacifica, ma sicuramente non l’unica. Dal momento che le manifestazioni non bastano più, potremmo ricorrere ad altre forme di protesta, che sono pure pacifiche.

“Non vediamo l’ora di vedere altri siriani unirsi alla rivoluzione, anche se solo attraverso gesti piccoli o simbolici che mostrino il loro entusiasmo e sostegno. Anche una manifestazione promossa e sostenuta da tutti è un simbolo in sé. Il nostro vero obiettivo è raggiungere la disobbedienza civile. Potrebbe sembrare un obiettivo inverosimile ora, ma il 14 marzo [2011], la semplice idea di tenere una manifestazione in Siria sembrava impossibile.

“Se lo avessimo pianificato in modo ben ponderato e sistematico ,avremmo potuto realizzare  alcuni passi verso tale fine. Dobbiamo mantenere la nostra fiducia nel popolo siriano che, giorno dopo giorno, supera le aspettative delle élite.

“Dobbiamo lavorare per coinvolgere i siriani che ancora non hanno partecipato alla rivoluzione, prima di chiedere l’intervento della NATO o di qualsiasi altra parte. Su questa nota, anche l’uso delle armi richiederà un ampio sostegno popolare, il che significa anche coinvolgere i siriani che ancora non hanno ancora preso parte alla rivoluzione.

“Molti si chiedono quale sarà la fine, ma non stiamo scrivendo un copione di un film; non possiamo aspettarci di conoscere ogni singolo evento prima che accada. Ma più sforzi mettiamo nel nostro lavoro, più chiaro sarà il prossimo passo. Il percorso corretto porta solo a buoni risultati.

“Siamo tutti umani e quindi è normale fare errori; un errore nel contesto di una protesta pacifica, tuttavia, non fa che ritardare la vittoria,  possiamo ancora vedere i disastrosi effetti sociali e politici degli errori commessi durante le proteste armate negli anni ’80.

“Il vantaggio dell’attivismo pacifico è che è costruttivo e può essere utile anche dopo la caduta del regime”.

Razan:Alcuni dicono che la prova più chiara del fallimento della corrente pacifista è ciò che sta accadendo a Darayya; l’ondata di manifestazioni è diminuita in larga misura a seguito della violenta repressione del regime, mentre in altre zone della campagna al di fuori di Damasco, i manifestanti si sono difesi e le manifestazioni si stanno ancora svolgendo attivamente. Come risponderesti a questo?

Ossama:”Ancora una volta, le manifestazioni , siano esse grandi o piccole, non sono né fine a se stesse, né un criterio per misurare il successo. Una grande manifestazione è come un tornado; è enorme ma non dura molto. È più utile prendere in considerazione azioni piccole ma continue e consecutive che porterebbero alla disobbedienza civile, allo stesso modo in cui la pioggia provoca un’alluvione.

In alcune zone, i manifestanti hanno fatto ricorso alle armi per proteggere le manifestazioni; questo è un comportamento pericoloso, perché il regime potrebbe credere che ci siano effettivamente miliziani tra i manifestanti. È vero che nulla giustifica l’uso di una forza eccessiva, ma sappiamo che il regime sta cercando qualsiasi scusa per giustificare la propria narrativa sulle bande armate. In ogni caso, ciò dimostra che le manifestazioni sono ancora la principale forma di protesta.

“Molti si sono abituati a giudicare il successo di una manifestazione dalle sue dimensioni, non è un criterio accurato. Inoltre, nessuna città deve portare avanti la rivoluzione da sola, o fornire una visione completa per tutte. È vero che la repressione della sicurezza su Darayya ha provocato un calo delle grandi manifestazioni, ma allo stesso tempo ha alleviato la pressione su altre aree e ha spinto i giovani di Darayya a prendere in considerazione forme di azione uniche.

Si diceva che un membro delle bande del regime avesse segretamente detto: “Preferiremmo reprimere un centinaio di manifestazioni che lavorare come spazzini che raccolgono volantini a Darayya o in altre città”.

“Sappiamo che non è una questione di numeri, specialmente quando parliamo di martiri. Ma quando guardiamo a ciò che Darayya ha offerto rispetto ad altre aree che si sono trovate in circostanze simili, la città sembra aver raggiunto una posizione più importante di quella che merita davvero. Dall’inizio della rivoluzione di otto mesi fa, a Darayya ci sono stati  13 morti e circa 700 persone sono state detenute. Altre aree hanno sofferto molto di più. Se dovessi usare un’analogia economica, direi che stiamo parlando di massimo ‘profitto’ al minimo costo. ”

Raza:Ultimamente le attività pacifiste sembrano essere isolate dal resto delle masse mobilitate; sono più simboliche che efficaci?

“Abbiamo bisogno di misurare da vicino questo fenomeno prima di poter decidere quanto sia limitato o diffuso il suo effetto. Queste attività potrebbero avere un effetto limitato ora, ma hanno il potenziale per crescere e raggiungere la maggior parte delle persone. Tutti sono qualificati per partecipare a queste attività, in base alle proprie circostanze, capacità e prontezza. Se ricorriamo all’azione militare, tuttavia, solo i giovani ribelli che sono in grado di combattere parteciperanno alla rivoluzione. Ciò escluderebbe gli esitanti [uomini], le donne e gli anziani, tra gli altri.

“Qualche settimana fa è iniziata una serie di attività con il titolo” Days of Freedom “; queste attività erano equivalenti a un’assemblea aperta a tutti i gruppi pacifisti e attivisti e miravano a trovare una strategia per raggiungere gli obiettivi della rivoluzione attraverso mezzi pacifici.
“Queste attività hanno avuto effetti diversi, ma la cosa buona è che dovuto alla loro diversità, se una di loro non riuscisse a raggiungere le persone, un’altra potrebbe avere successo. Nulla è sufficiente da solo, e ogni contributo è importante, non importa quanto sia piccolo. Molte di queste attività si sono rivelate utili in altre rivoluzioni e la maggior parte di esse sono semplici, creative ed educative. È anche positivo che queste attività abbiano portato a convocare gli sforzi di molti gruppi pacifisti “.

Razan:Qual è la tua posizione, come attivista pacifista, nei confronti dell’esercito siriano libero?

Ossama:”Questa è una domanda  cruciale.”

“Saluto tutti quelli che si sono rifiutati di sparare alla loro stessa gente, o addirittura si sono rifiutati di far parte del regolare esercito siriano quando si è trasformato in uno strumento di omicidio nelle mani del regime.
Le dichiarazioni dei disertori militari includevano punti molto importanti e positivi, come dichiarare che si sono impegnati a proteggere i civili e preservare il carattere pacifico della rivoluzione. Capiscono abbastanza bene che sono il prodotto della rivoluzione e che devono unirsi a essa. A livello pratico, l’Esercito Siriano Libero deve seguire la guida politica prodotta dalla rivoluzione, per assicurarsi che le sue azioni siano a beneficio del popolo siriano. Possono anche diffondere le loro pratiche tra quelle dei loro colleghi che sono ancora fedeli al regime “.

Raza:In che modo la morte di Ghaith Matar ha influenzato la tua attività , come attivista, nell’area di Darayya?

Ossama:”La morte di Ghaith ha lasciato un grande vuoto, ma la sua presenza ora è più forte che mai; è stato in grado di far sì che la sua voce raggiungesse il mondo intero.

L’uccisione di Ghaith ha dato un grande impulso al movimento di protesta pacifista in generale, e alla gioventù di Darayya in particolare. Ha mostrato che la lotta pacifista è la scelta del coraggioso; la sua morte ha dimostrato che il pacifismo non è equivalente non alla resa, ma al sacrificio e alla ragione.

Mostrava anche che il pacifismo implica aver bisogno di pazienza quando si è di fronte a un danno, sia che venga fatto dal regime o dalla gente”.

Ghaith Matar Attivista di spicco del movimento non violento di Daraya, offriva fiori ai soldati del regime durante le manifestazioni. Nel settembre del 2011 fu imprigionato, torturato e ucciso dal regime siriano

http://www.razanwzaitouneh.com/single-post/2011/11/25/%E2%80%9CIn-a-nonviolent-struggle-our-ammunition-is-the-people%E2%80%9D

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