De l’ardeur – perché questo tributo

Questo libro, della scrittice francese Justine Augier è purtroppo disponibile per ora solo in lingua francese. Il titolo, tradotto, suona: Sull’ardore. Storia di Razan Zaithouneh avvocatessa siriana.

L’autrice, affascinata dalla figura di Razan, che ritrova nel documentario Our Terrible Country, si avvicina a chi la conosce di più, ai suoi scritti, ripercorre la sua vita fino alla tragica notte tra il 9 e il 10 di dicembre 2013, quando Razan, insieme a suo marito Wael Hamada e altri due attivisti, Samira Khlail e Nazem Hamady viene rapita, portata via dall’ufficio di Douma del Violation Documentation Center.

Narra la sua attività come attivista per i diritti umani, quella come avvocatessa di prigionieri politici nella Siria di Assad pre-rivoluzione, e ci presenta quella poi sarebbe divenuta un’icona della rivoluzione siriana. I suoi umori, i suoi intusiasmi sono cambianti, a seconda anche dell’avanzare della rivoluzione e della repressione da parte del regime siriano. Justine Augier attraverso l’attività di Razan ci racconta anche della rivoluzione e del popolo siriano.

Motivi simili a quelli dell’autrice di L’ardeur hanno spinto i curatori di questo blog a raccogliere parte del materiale disponibile in rete di Razan Zaitouneh e di renderlo disponibile in italiano.

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Qui Justine Augier parla del suo libro, leggendone anche alcuni frammenti.

“De l’ardeur”: omaggio alla dissidenza politica

Justine Augier:”Siamo della stessa età, Razan e io…ed ho subito amato il suo nome cosi come si pronuncia in arabo: Ra-zan.”

Justine Augier ha scoperto la figura di Razan Zaitouneh in un documentario, conquistata dalla breve apparizione della giovane donna, icona della rivoluzione siriana, rapita nel dicembre 2013 da una milizia islamista. Lei ha bisogno di sapere chi è Razan ed incontrare chi le è stato vicino.

Justine Augier: “Mi sentivo obbligata, responsabile di raccontare ciò che avevo visto:l’intensità, l’energia, la bellezza, che il regime siriano ha cercato di far scomparire ma che rimane in questa testimonianza.”

Due anni di ricerca sul conflitto e su Razan Zaithouneh ma anche una questione introspettiva sulla questione dell’impegno, e attraverso queste pagine Justine Augier ridona vita alla rivoluzione, al suo fervore davanti alla tragedia.

Justine Augier: “I visi e i corpi di quei giorni sono di una bellezza singolare, bellezza di chi diviene tutt’uno con la sua speranza, la sua lotta, bellezza quasi dimenticata nei nostri paesi…C’è una forma di maleducazione nel non aver guardato meglio quei visi e quei corpi, poiché si rivolgono anche a noi, hanno danzato anche per noi ed assunto tutti i rischi”

La guerra in Siria è continuata con più di 100.000 morti e scomparsi e in quei giorni giunge la notizia di Razan ed i suoi compagni.

Justine Augier: “Le persone più vicine ad una persona scomparsa non possono vivere il dolore del lutto, ed è la cosa più crudele quando si parla di una scomparsa. La sorella di Razan ad esempio parla di lei al presente ed utilizza frasi del tipo “Quando sarà liberata”, “Quando la rivedrò” e tutto questo fa si che lei continui a vivere.

Guardare Razan e scegliere mille volte di scrivere di lei piuttosto che di un miserabile. Quando chiudo gli occhi e penso a lei, il suo viso mi appare, sorridente o no, ed io mi sento sollevata per il fatto di appartenere al suo stesso mondo”.