Chi è Razan Zaitouneh?

Razan Zaitouneh è un’avvocatessa e attivista per i diritti umani in Siria.

Razan ha 40 anni.

Ha sempre vissuto sotto il regime del clan Asad. Questo vuol dire che ha sempre vissuto in una societá nella quale ogni tipo di dissenso era stroncato sul nascere.

Non appena diventata avvocato, nel 2001, è entrata a far parte di un gruppo di avvocati difensori dei prigionieri politici. Razan si occupava dei loro casi e delle loro storie dall’inizio alla fine, la si poteva vedere insieme alle  famiglie dei detenuti fuori al carcere a Damasco, con loro instaurava un rapporto umano, diventava una in piú della famiglia.

Erano i primi anni del 2.000 e Bashar al Asad da poco diventato presidente prometteva timidamente riforme ed aperture… rimasero promesse. La giustizia ad esempio continuava ad essere abbastanza aleatoria…udienze lampo, nessuna possibilitá di ricorrere una sentenza in appello…e Razan ha criticato apertamente tutto questo, finendo presto nel mirino del governo e dei suoi sgherri, gli shabbiha.

Razan da un lato aveva forti legami di amicizia con intellettuali che, durante l’epoca di Asad padre avevano pagato con molti anni di carcere la loro dissidenza e dall’altro era in contatto con gruppi di giovani attivisti che sono stati poi protagonisti soprattutto all’inizio della Rivoluzione.

Quando il popolo ha iniziato a ribellarsi, nel 2011, Razan non ha esitato a prendere parte alle proteste. Aveva molti amici tra coloro che mettevano in atto una forma di resistenza del tutto pacifica durante le manifestazioni. La città di Daraya fu la grande protagonista di questo movimento: fiori ed acqua venivano offerti ai soldati che erano li per reprimere le proteste. Razan è stata tra le fondatrici dei Comitati di Coordinamento Locale, che organizzavano e documentavano le manifestazioni oltre ad occuparsi dei più bisognosi tra la popolazione.

La repressione del governo diventava sempre più violenta e i manifestanti decisero di armarsi. Il numero di vittime tra i dissidenti cresceva vertiginosamente. Razan fondó il Violation Documentation Center(VDC), dava ai martiri della repressione un nome e ne documentava la morte; nella lista delle violazioni da documentare c’erano anche persone scomparse o torturate e uccise nelle carceri del regime.

Razan ha fatto sentire la sua voce anche fuori dalla Siria, nel 2011 ha ricevuto il Premio Sakharon per la libertà di pensiero e nello stesso anno è stata galardonata con il premio che porta il nome della giornalista russa assassinata, Anna Politovskaya, premio assegnato alle donne che resistono in situazioni di conflitto. Nel 2016 ha ricevuto il premio Martin Ennals per i Diritti Umani.

Dall’inizio della rivoluzione Razan ha iniziato a cambiare casa molto spesso, sapeva che il regime la cercava. Razan accusava il governo dei crimini sui civili e di star radicalizzando la protesta, di essere la mano negra dietro al settarismo che sempre più prendeva piede nel paese. Ma ha criticato anche l’Esercito Siriano Libero quando ce n’è stato bisogno, quando i suoi membri hanno assunto comportamenti da oppressori più che da rivoluzionari.

Nella primavera 2013 Razan si è trasferita a Douma, nella Ghouta Orientale,zona che di li a poco è poi finita sotto assedio delle forze del regime, quest’area era controllata al suo interno da vari gruppi, tra i quali il gruppo islamista Jaish Al Islam, gruppo di cui Razan ha denunciato i crimini contro i civili della zona. A Douma Razan, oltre a continuare il suo lavoro al VDC insieme a suo marito Wael Hamada e agli attivisti Nazem Hamady e Samira Khalil ha creato, con quest’ultima, un’associazione per donne, affinché l’assedio non impedisse loro di valorizzare le loro abilità.

Mentre i 4 attivisti si trovavano nell’ufficio del VDC, la notte tra il 9 e il 10 dicembre del 2013 sono stati  rapiti da un gruppo di incappucciati. Sono passati quattro anni da quella notte e ancora non si hanno notizie di loro…al momento sono i 4 di Douma per i quali si continua a chiedere libertà.